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Vanity Metrics: tanto fumo e poco arrosto?

Senza alcun dubbio non c’è carenza di dati per ogni azione che intraprendi nelle tue campagne di marketing online, né vi è una mancanza di strumenti per aiutarti a misurarli. Qual è il problema, dunque? Alcune metriche non sono così importanti come sembrano!

 

Cosa sono le Vanity Metrics?

Le Vanity Metrics (“metriche di vanità”) includono dati come i follower nei social media, le visualizzazioni di pagina, le condivisioni… tutte analisi appariscenti, davvero soddisfacenti sulla carta, ma in realtà non spostano l’ago per gli obiettivi di business. Utilizzare le Vanity Metrics per misurare le prestazioni delle proprie campagne sui social media è forse una delle cose più semplici da fare, dato che le metriche si ottengono facilmente in grandi numeri, ma allo stesso tempo anche una delle più complesse, perché sono spesso ambigue quando si tratta di riportare un ritorno dell’investimento (ROI) o un valore per l’azienda.

 

Ecco 5 Vanity Metrics su cui dovresti smettere di ossessionarti:

  1. Fan su Facebook. Il tasso di engagement delle pagine Facebook aziendali è diminuito di oltre il 20% rispetto al 2017: più aziende pubblicano contenuti su Facebook, più il newsfeed deve condividere il loro spazio, così meno utenti vedranno qualsiasi azienda. Quindi, non importa quanti utenti hanno cliccato “Mi piace” sulla tua pagina: la maggioranza di loro faticherà a vedere i tuoi contenuti nel loro newsfeed.
  2. Follower su Twitter. Twitter non dovrebbe riguardare il tuo numero di follower: le persone, spesso e volentieri, seguono account casuali per ragioni estranee al loro effettivo interesse. Molto utenti, per esempio, ti seguono perché vogliono che tu li segua a tua volta: se non lo fai, spesso perdi questo follow giorni dopo.
  3. Visualizzazioni di un post nel blog. Questo vuol dire sì che hai creato dei buoni contenuti, ottimo punto di partenza! Ma le visualizzazioni di pagina non indicano da dove provengono queste visualizzazioni, se il post ha risposto alle domande di un lettore, né quanto tempo un utente ha speso su quella pagina.
  4. E-mail Open Rate. Nell’e-mail marketing, la percentuale di apertura è una metrica ragionevole da tracciare per verificare l’efficacia dell’oggetto e delle tempistiche di una mail. Tuttavia, esistono diverse limitazioni tecniche: molti client di posta elettronica, ad esempio, devono caricare le immagini per contare una mail come aperta, e molti utenti hanno come impostazione predefinita le immagini disattivate.
  5. Numero di abbonati. È abbastanza semplice tenere traccia di quante persone hanno accettato di ricevere la newsletter, ma le persone “consumano” effettivamente i tuoi contenuti? Spesso la mail viene ricevuta ma non visualizzata.

Le Vanity Metrics, dunque, sembrano grandiose sulla carta: il loro scintillio, tuttavia, svanisce quando si tenta di utilizzarle per spiegare importanti risultati di business, come ad esempio il ROI. Un esempio calzante riguarda il numero di “Mi piace” guadagnato con un post di Facebook, che raramente è correlato al numero di prodotti venduti

 

Ma quindi le Vanity Metrics sono inutili?

No, le Vanity Metrics non sono inutili, hanno una loro rilevanza! Infatti, permettono alla tua azienda di avere audience: inoltre, ottenendo maggiori visite, like e condivisioni, l’algoritmo dei social e dei motori di ricerca lavorerà a tuo favore, dandoti più visibilità online. Tutto ciò, dunque, ha un innegabile valore, ma non può essere lo scopo finale delle attività di marketing della tua azienda: va quindi ridimensionata l’importanza delle Vanity Metrics, che devono essere conseguenza e parte integrante di una strategia ben più articolata e rispondente agli obiettivi di business aziendali.

Quali sono, dunque, le metriche veramente utili per indicare la performance online della tua azienda? Scoprilo in questo articolo!