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Facebook introduce le Reaction

Era chiaro che non si trattasse solo di un Dislike Button, come era chiaro anche che fossero implicate delle emozioni. Zuckerberg annuncia, attraverso il suo profilo, “Oggi lanciamo il Test Reactions” – post subito seguito da un video con le emoji animate.

Come preannunciato dal fondatore di Facebook, viene dato spazio alle emozioni – per ora solo agli utenti spagnoli ed irlandesi – di esprimere le proprie sensazioni attraverso, appunto, gli emoji. Le simpatiche faccine potranno dare modo di esprimere tristezza e rabbia, oltre che gioia e felicità. Questo implica che non ci sarà il tasto di totale disappunto, ma la possibilità di dare voce alle interazioni con le emozioni. Questa scelta è stata fatta forse per tutelare i Brand che utilizzano Facebook come strumento di marketing, o addirittura evitare di fomentare gli “haters” che impazzano nei social.

Probabilmente questo cambiamento poteva essere prevedibile se pensiamo che già da diverso tempo Facebook ha voluto valorizzare le Emoji aumentando le dimensioni nelle chat di messenger. La questione si amplia ancora, proviamo a pensare alle Emoji come “linguaggio” oltre che a una semplice espressione di emozioni. In questo modo si possono raccogliere le impression, non solo di chi interagisce attivamente attraverso i commenti sui post, ma anche di coloro che passivamente leggono e si limitano a mettere “LIKE”.

C’è un dato molto significativo che non va trascurato il “LIKE”, che è sicuramente l’azione più frequente su Facebook, forse perché meno impegnativa e personale, proprio questo il motivo per cui vanno tenuti in considerazione. Perché non dare a questi utenti la possibilità, attraverso un semplice tasto animato, di personalizzare secondo le proprie emozioni l’intervento che si desidera effettuare in un determinato post.

Ricordiamoci che non bastano solo le visualizzazioni che il contenuto ottiene per avere la certezza che tutti abbiano prestato la dovuta attenzione.

Per concludere, perché continuare a mostrare a Marta ciò che la fa arrabbiare?

Si chiude l’epoca del engagement generico e si apre quella del engagement emozionale.