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Il decalogo per riconoscere un troll online

Il troll, nel gergo di Internet e specialmente delle comunità virtuali, è un utente il cui obiettivo è quello di irritare gli altri utenti, spingendoli ad insultare a loro volta, generando una flame war (“guerra di fiamme”), paragonabile a una rissa virtuale. Il troll spesso prende posizione in modo plateale e superficiale in una questione sensibile e già dibattuta dagli altri membri della comunità, mentre in altri casi il troll interviene in modo apparentemente ingenuo e poco sensato, volendo deridere quegli utenti che si sforzano di rispondere seriamente: ne deriva un’ulteriore discussione che, alla fine, non porta a nulla.

 

Troll o fake?

La figura del troll può coincidere con quella del fake, in alcuni aspetti: il fake è l’utente che si finge qualcun’altro e disturba una community. Tuttavia, un fake potrebbe partecipare con disciplina e in modo costruttivo a una conversazione, a differenza del troll, ma un troll potrebbe non nascondere né falsificare la propria identità. Spesso, però, il troll e il fake hanno obiettivi molti simili.
 

Come riconoscere un troll

 
I troll online condividono tutti le stesse caratteristiche e contrassegni identificativi. Ecco il decalogo per riconoscere un troll:

  1. I troll hanno nomi anonimi: la maggior parte dei troll usa un nome anonimo, ovvero un nome che potrebbe appartenere a chiunque. Molti troll sono piuttosto pigri e non si prendono nemmeno del tempo per creare un intero personaggio reale.
  2. I troll hanno indirizzi e-mail usa e getta: poiché la maggior parte dei posti che consentono i commenti richiedono un indirizzo e-mail, i troll aggirano questa richiesta utilizzando e-mail inventate. La maggior parte delle mail proviene da servizi gratuiti, come Yahoo!, Gmail o Hotmail, mentre alcuni troll “trollano” anche all’interno dei propri indirizzi mail, per esempio luca@seiunosfigato.it.
  3. I troll usano proxy anonimi: utilizzano anonymizer, o proxy, che mostrano un indirizzo IP diverso da quello a cui siamo abituati. I troll sono, con grande probabilità, qualcuno che conosci, magari un membro produttivo della tua comunità, ma non vogliono certo venire scoperti!
  4. I troll fanno molti errori: scivolano in errori grammaticali, sbagliano i loro indirizzi e-mail e potrebbero perfino dimenticarsi di usare il loro proxy.
  5. I troll raramente aggiungono valore alla conversazione: quando rispondono in una discussione, non aggiungono nulla di significativo. Al contrario, scherzano, rimproverano e, molto spesso, insultano.
  6. I troll effettuano spesso il cross posting: la pubblicazione dello stesso messaggio in più sezioni è un sistema che ha lo scopo di irritare più gruppi contemporaneamente. Ad esempio, se vedi lo stesso utente che pubblica commenti offensivi o insensati in diverse pagine Facebook, è con grande probabilità un troll.
  7. I troll amano portare avanti tesi opposte a quelle dichiaratamente discusse nella comunità: utilizzano argomentazioni poco precise, vaghe e pretestuose, con il solo obiettivo di generare una flame war (ad esempio, sostenere il consumo di carne in un forum di vegetariani).
  8. I troll sono spesso fuori tema: e inviano messaggi che nulla hanno a che fare con il resto della discussione. Un esempio è una frase che riguarda l’informatica (“Come sviluppo la mia pagina web?”) in un forum in cui si parla di cinema o di cucina.
  9. I troll hanno bisogno di sentirsi vittime: per far scattare il meccanismo della bagarre, spesso attribuiscono a molti l’opinione di un solo utente, vittimizzandosi nei sui confronti e spingendo quindi altri utenti a prendere le loro difese.
  10. I troll fanno spesso uso di contenuti di disturbo, come immagini, suoni o link a siti offensivi o inappropriati, cercando di farli passare per innocui.

 

Lo strumento di Facebook per la trasparenza

Hai messo “like” a un troll russo senza saperlo? Facebook ha lanciato un nuovo tool per fartelo scoprire! Il titano dei social media ha svelato un meccanismo che consente agli utenti di capire se interagiscono con le pagine create dalla Internet Research Agency di San Pietroburgo, acclarata fabbrica di troll collegata al Cremlino (in gergo vengono definiti: the Trolls from Olgino).

Questa mossa di trasparenza arriva dopo la conclusione che la Russia abbia fatto uno sforzo concreto per causare disordini alle elezioni presidenziali USA del 2016: Facebook e altri giganti della tecnologia si sono posti delle domande su come le loro piattaforme abbiano consentito la diffusione della disinformazione e stanno correndo ai ripari. Ma la lotta continua, proprio come in questi giorni, con lo scoppio del caso #Mattarelladimettiti su Twitter.